La tecno-democrazia

Alcuni commenti ricevuti ieri mi spingono a esporre il mio punto di vista sui partiti e sulla democrazia. I partiti si dimostrano incapaci di risolvere i problemi delle comunità e del paese. Il loro discredito presso la pubblica opinione è alto. Poichè essi non sono realtà astratte, la responsabilità del loro insuccesso ricade naturalmente sugli uomini che li gestiscono. Tuttavia non esiste al momento un sistema diverso di mediazione della volontà popolare. Dall’impasse si può uscire distinguendo tra parlamento e governo, tra consigli comunali e regionali e rispettive giunte. Nel parlamento e nei consigli rimangano pure i partiti a rappresentare i cittadini. Il governo e le giunte, invece, siano costituiti sempre e soltanto da tecnici che naturalmente devono rispondere agli organi rappresentativi. Cioè si renda permanente lo strumento del governo e delle giunte tecnici. Non è un’idea nuova per quanto riguarda il governo nazionale e non scaturisce dal fatto contingente. Nacque tanti anni fa e fu lanciata da Bruno Visentini. E’ il momento di riprenderla ed estenderla.

5 pensieri su “La tecno-democrazia

  1. La separazione tra consiglio e giunta fu tirata fuori con la legge elettorale sui comuni che stabiliva che gli assessori non dovevano essere allo stesso tempo consiglieri.

    • Intanto io ho immaginato il governo tecnico associato allo schieramento politico che esce vincente dalle elezioni. La situazione attuale di unità nazionale è di emergenza. Poi, il motivo per il quale Monti sta facendo marcia indietro su molte liberalizzazioni risiede nei veti del partito di maggioranza e cioè il Pdl. Quindi governo tecnico sì, ma nell’ambito di un sistema bipolare e non consociativo.

      • Le liberalizazzioni a metà, come quella per le farmacie, lasciano spazio per programmi elettorali alternativi. Ci sono molti. e tra questi Vendola, che su certe politiche applicano con disinvoltura l’etichetta di destra o sinistra agli altri per autodefinirsi autentici. Questo metodo, utilizzato dai partiti della sinistra radicale, è l’erede storico della pedagogia dell’intolleranza per le idee non condivise. In altri tempi costoro davano del traditore a chi la pensava diversamente. Le idee del riformismo stentano a mettere piede.

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