Enti locali: tasse proprie e non “sostituti d’imposta”

Le osservazioni giuste, anche se tardive, devono essere accolte, ma rimangono le responsabilità della precedente azione di governo, come per la Lega. I comuni non possono essere esattori al posto dello Stato, ricevendo una parte minima delle tasse applicate. Un sano principio federalista, associato alla possibilità di controllo della spesa da parte dei cittadini, deve basarsi sull’imposizione autonoma, oltre naturalmente a prevedere le prerequazioni tra aree ricche e povere. Le tasse raccolte dai comuni vadano ai comuni. Quelle riscosse dallo Stato siano destinate all’amministrazione centrale. Così per le regioni. Le province è meglio toglierle.                                      Quali aliquote Imu e Irpef comunale verrano applicate a Ceglie?

 

3 pensieri su “Enti locali: tasse proprie e non “sostituti d’imposta”

  1. Un commento fuori tema, ma attuale. Mi chiedo quale è il significato dell’ incarico a Bondi per i tagli alla spesa pubblica. Una spiegazione potrebbe essere quella di garantire una specie di terzietà: uno al di fuori dei ministri che taglia sui ministeri. Un altro significato può essere quello di applicare alla spesa pubblica gli stessi criteri che si adoperano per il risanamanento delle aziende private.

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