Il lato positivo della ripartizione del debito pubblico

Apprendiamo dalla stampa che da luglio 2011 a maggio 2012 la quota di debito pubblico italiana in mano estera è passata dal 829 (44%) a 510  miliardi di €, pari al 32%. Eppure lo spread sale perché la speculazione riesce ad agire anche con una quota ridotta di bond. Se questa fosse nulla, la speculazione internazionale cesserebbe e con essa calerebbe la nostra spesa per interessi sul debito. Esiste quindi un aspetto positivo legato alla diversa ripartizione del debito rispetto a un anno fa, anche se, dicono i giornali,  dobbiamo preoccuparci per la fuga dei capitali esteri dall’Italia. Ma il capitale di rischio affluisce alle imprese attraverso la borsa e non per mezzo dei bond. In realtà più ci avviciniamo alla condizione del Giappone con debito doppio rispetto al Pil, ma finanziato dall’investimento interno, e meglio è.

Maggioritario a doppio turno, tasse più alte per il 10% delle famiglie più ricche, investimenti pubblici

In Francia e Gran Bretagna un partito vince le elezioni al 2° turno pur avendo ottenuto al 1° una forza del 28-33%. La democrazia è salva, in quanto i cittadini al ballottaggio  scelgono il vincitore conferendogli la maggioranza assoluta, e la governabilità è garantita. In Italia, con i grillini scesi in campo, non possiamo aggiungere alla crisi economica l’instabilità politica. Bisogna puntare su di un sistema elettorale maggioritario a doppio turno.                                                                                                               Per quanto riguarda le tasse, non capisco perché la tassazione dei grandi patrimoni non garantisca il gettito necessario. Questo sarebbe vero se si annullassero completamente le imposte al 90% della popolazione. La proposta è invece quella della tassazione progressiva. Deve pagare di più il 10% delle famiglie che detengono il 46% degli immobili.                                                                                                                         Per quel che concerne gli investimenti, non attendiamo che i privati ne siano capaci o li trovino convenienti. Si vari un piano di investimenti pubblici da tenere fuori dal patto di stabilità.

Enti locali: tasse proprie e non “sostituti d’imposta”

Le osservazioni giuste, anche se tardive, devono essere accolte, ma rimangono le responsabilità della precedente azione di governo, come per la Lega. I comuni non possono essere esattori al posto dello Stato, ricevendo una parte minima delle tasse applicate. Un sano principio federalista, associato alla possibilità di controllo della spesa da parte dei cittadini, deve basarsi sull’imposizione autonoma, oltre naturalmente a prevedere le prerequazioni tra aree ricche e povere. Le tasse raccolte dai comuni vadano ai comuni. Quelle riscosse dallo Stato siano destinate all’amministrazione centrale. Così per le regioni. Le province è meglio toglierle.                                      Quali aliquote Imu e Irpef comunale verrano applicate a Ceglie?

 

Recessione, disuguaglianze economiche, tassazione grandi patrimoni

Recessione nel 2012, consumi in calo. La ricchezza delle famiglie italiane è di circa 8.600 miliardi di €, dei quali 4.800 € sono immobili. Il 10% delle famiglie più ricche possiede circa il 46% di questa ricchezza, mentre il 50% di quelle meno abbienti ne detiene il 10%. L’indice Gini (0=uguaglianza massima; 1=disuguaglianza massima) sulla ricchezza totale è di 0,62, mentre sui redditi da lavoro è di 0,35. Si comprende come la disuguaglianza non dipenda prevalentemente da questi ultimi. I consumi calano per tante cause, le più recenti delle quali sono l’aumento dei carburanti e la tassazione generalizzata sugli immobili. Se si tassassero i grandi patrimoni del 10% delle famiglie che detengono il 46% della ricchezza, si potrebbero liberare risorse da destinare ai consumi e agli investimenti (da canalizzare attraverso una borsa seria). Il governo ha scelto un’altra strada. C’è spazio per un programma alternativo del centrosinistra.

Grazie, Monti, per il no alle Olimpiadi a Roma

I principali partiti, Pd, Udc, Pdl si erano schierati per il sì alle Olimpiadi a Roma. Questa posizione a me spaventa  perché mi fa intravvedere il ritorno alla vecchia politica dopo il 2013. Non si possono spendere 8-12 miliardi per infrastrutture, che poi restano inutilizzate, con un ritorno molto inferiore e concentrato su alberghi, ristoranti, ecc.  dell’area di Roma e non su tutta l’Italia. La politica della spesa facile è alla base del deficit e del debito pubblico italiano. Nessuno ha ancora capito che bisogna abbattere il debito di circa 900 miliardi di €, al ritmo di un ventesimo e cioè di 45 miliardi per anno per 20 anni.  Lo stesso Alemanno aveva proposto un taglio consistente già in una prima trance, ma poi ha chiesto le Olimpiadi. Se Monti segnalasse gli sprechi di denaro pubblico dal 1970 al 2011, molti capirebbero meglio la sua politica attuale, invece di classificarla tout-court di centro-destra.

La Finanza Usa fa dichiarare il falso a S&P

Non è la prima volta che le agenzie di rating americane esprimono falsi giudizi negativi ai primi cenni di ripresa dei mercati borsistici per deprimerne le quotazioni.  Lo hanno fatto ieri nei confronti di mezza Europa e soprattutto verso l’Italia, collocata in serie B. Vanificano in questo modo gli sforzi per il risanamento dei governi europei, tra cui il nostro, e innescano una successione di manovre che deprimono le nostre economie: è il loro obiettivo. Le agenzie di rating sono enti privati americani nel cui azionariato ci sono i fondi di investimento. Questi ultimi hanno deciso o scommesso sulla caduta dell’euro innescando il generale timore che i debiti nazionali vengano restituiti in lire, dracme, pesetas, franchi e marchi. Da ciò scaturisce il valore alto degli spread nazionali rispetto ai titoli pubblici tedeschi, soprattutto del nostro spread. Uno dei rimedi sarebbero i tanto citati bond europei che verrebbero rimborsati in euro.  E’ mia convinzione che nel caso italiano le agenzie di rating giustifichino i loro (comunque falsi) giudizi oltre che con il debito pubblico anche con la prospettiva del risultato delle nostre prossime elezioni politiche, sia che avvengano nel 2013 o peggio in anticipo.