Riforma del lavoro, Cisl accetta, Uil chiede modifiche, Cgil contraria. Come è possibile?

Art. 18 – licenziamenti. No se discriminatori (anche sotto i 15 dipendenti). Reintegro o indennità di 15-27 mesi per quelli disciplinari, a discrezione del giudice.  Soltanto indennità 15-27 mesi per quelli economici.  L’Aspi, assegno sociale, di 12 mesi (18 per chi ha più di 55 anni) sostituice la mobilità  anche per le aziende con meno di 15 dipendenti. I contratti a tempo e le partite Iva diventano contratti stabili dopo rispettivamente 36 e 6 mesi. I contratti temporanei vengono tassati all’1,4% per finanziare l’Aspi. Apprendistato retribuito con rilascio di un certificato di professionalità se non c’è l’assunazione. La cassa integrazione ordinaria viene mantenuta e la straordinaria  abolita nel caso di cessazione di attività.  Gli ammortizzatori a regime dal 2017. Come è possibile tanta disparità di giudizio da parte dei sindacati?  

p.s.:  nel commento n. 2 una proposta per compensare i licenziamenti economici, risorse permettendo

L’occupazione femminile e le nascite fanno aumentare il Pil?

Un volume Ediz. Il Mulino afferma che se lavorassero 6 donne su 10 il Pil aumenterebbe del 7%. Qualche volta abbiamo letto che l’incremento delle nascite avrebbe un effetto qualitativamente analogo: se ne è parlato a proposito delle pensioni. L’occasione mi consente di ribadire una cosa ovvia: il reddito nazionale dipende dagli investimenti produttivi e non dall’aumento della domanda di lavoro. Anzi se essa cresce rispetto all’offerta aumenta la disoccupazione. Il ragionamento cambia se si ipotizza che un maggior numero di donne possano promuovere nuove attività produttive, ma occorre che il governo crei le condizioni: istruzione finalizzata a questo scopo, servizi all’infanzia, incentivi alle imprese rosa. La ricerca è firmata da tre donne, autorevoli studiose di economia e demografia. La recensione è pure firmata da una donna che fortunatamente parla di provocazione.

I corsi per futuri imprenditori extracomunitari E per noi?

La Camera di Commercio di Bari ha organizzato corsi per futuri imprenditori, rivolti a persone extra-comunitarie. Contenuti del corso sono ovviamente: l’idea, la fattibilità, il business plan. Non potremmo pensare di farli per i nostri giovani? Spero tanto che già si provveda e che io non ne sia informato. Converrebbe coinvolgere in questo processo anche le scuole. Il minimo da attendersi, sarebbe la diffusione di una cultura d’impresa, necessaria per costruire sbocchi occupazionali. Al momento in Italia e soprattutto al Sud prevalgono l’attesa messianica e il dire no a tutto. Per il rilancio dell’economia, sento parlare di lavori pubblici, ma nessuno pensa all’agricoltura e all’industria, la prima è considerata mentalmente di serie B e quindi langue, la seconda proprio da aborrire. Nei giorni scorsi ho accettato alcuni commenti forti sul tema per scuotere le coscienze.

Un altro aspetto da considerare per il rilancio dell’economia è la sicurezza  leggi

In morte di Scalfaro – Il lavoro lo creano le imprese

Scalfaro: un’odio ingiustificato anche dopo la morte. Il Giornale e il PDL se la prendano con Bossi che nel ’94 fece cadere il governo. Fu la constatazione dell’esistenza in parlamento di un’altra maggioranza a indurre Scalfaro a non sciogliere le camere, malgrado la promessa di Berlusconi di un secondo settennato. Le regole, quelle della democrazia parlamentare, si rispettano finché ci sono.

Il lavoro lo creano le imprese: affermazione ovvia, ma pochi ne traggono le conseguenze. C’è una gara a chi dice più “no” pensando che sia meritorio, ma chiedendo ugualmente  la creazione di posti di lavoro. Dovremmo invece rendere interessante l’investimento delle imprese italiane e soprattutto di quelle estere  “offrendo – dice Penati su Repubblica – competenze, opportunità, innovazione, trasparenza nei rapporti con lo Stato, certezza del diritto, mercato dei capitali e sistema bancario efficienti, tasse più basse e anche flessibilità. Se alcune imprese estere, al momento, vogliono andar via è perché non trovano questi requisiti. Eppure “nel triennio 2008-10 – sempre Penati –  le società estere hanno investito in Germania, Francia, Spagna, ecc. L’Europa ha attratto 1138 Mld, gli Usa 686, l’Asia 1039, l’Italia soltanto 18 Mld”.