Quanta gente c’era ieri a Ceglie?

Il numero non importa, quello che conta è la distribuzione tra le piazze Vecchia e Nuova, Belvedere Monterrone, Piazza S. Antonio e Corso Garibaldi. La presenza del mercatino e di tre manifestazioni, quella del Conservatorio, quella culinaria e di una commedia, ha determinato una discreta affluenza di pubblico che si vedeva anche dove non c’era alcun richiamo. Il fenomeno fa traguardare la possibilità di uno sviluppo più o meno omogeneo ma complessivo. Un’accorta politica potrebbe ripetere il successo dei  ristoranti, che al moltiplicarsi, invece di saturarsi, hanno richiamato sempre più gente.

Il pubblico al Monterrone

In Italia e a Ceglie “O si cambia o la campana suona per tutti”

Oggi il mio post non serve. Come seguito al mio articolo di due giorni fa, c’è un’affermazione di Pizzarotto e l’editoriale di ieri del direttore di Repubblica (clicca), la cui conclusione è il mio titolo odierno.                                                                               Pizzarotto, neosindaco grillino di Parma, dice: “Con un volto nuovo il Pd avrebbe vinto”.                                                                                                                            Ezio Mauro considera Parma questione nazionale; parla di richiesta esasperata di cambiamento, di ultimo giro per la classe dirigente attuale, di politica lontana dai cittadini; evidenzia la crisi dei valori di post-tangentopoli, come individualismo, privato, liberismo; sottolinea la richiesta di equità, giustizia sociale, legame sociale e dignità; scrive del Pd che resiste per la naturale capacità di coalizzare e di responsabilità dell’establishment italiano che si prepara a ereditare lo spazio politico lasciato libero dal PdL.                                                                                                    La necessità del cambiamento vale anche per il Pd cegliese.

Il centrosinistra ha vinto, ma il caso Parma è emblematico

Il centrosinistra ha vinto, ma Parma deve far riflettere. In quella città il candidato del centrosinistra,  esponente del Pd, non è riuscito a raccogliere suffragi dai raggruppamenti di centrodestra e anzi ne ha persi rispetto al 1° turno. Quei voti si sono riversati sull’esponente grillino.                                                             Si coglie nel voto parmense, in forma amplificata, lo stesso  problema presente a livello nazionale: il centrosinistra, e il Pd in particolare,  non riescono a rappresentare un’alternativa  per l’elettorato.                                                                                                                                                   Bisogna cambiare la classe dirigente, perseguire l’onesta, aggiornare la propria base culturale, stabilire legami con l’area storica della sinistra democratica, assumere un  ruolo leader e infine essere in sintonia con la maggioranza dell’elettorato. Fin qui la politica seguita è stata quella delle alleanze con il centro. Adesso non soltanto l’alleato centrista è refrattario, ma è stato incapace di intercettare i voti in uscita dalla destra che o si astiene, come a Genova, o vota come a Parma.                                              Un altro aspetto rilevante è la chiara presa di distanza dei candidati grillini dal loro leader, considerato un bulldozer dietro al quale presentare la loro faccia moderata. Lasciamoli amministrare da soli, senza cedere agli inviti di certi giornalisti alla collaborazione. Hanno avuto il 70%. E poi amministrare comporta delle scelte e crea scontenti. Il Pd persegua la politica sopra delineata.

Se i privati non investono, via gli ostacoli, ma alla fine investa lo Stato

I privati non trovano conveniente investire o non ne sono capaci, malgrado la progressiva eliminazione degli ostacoli, tra cui in programma i pagamenti pubblici alle imprese. Resta il macigno della durata dei processi civili. Se il contenzioso è poi tra pubblico e privato, essi possono durare oltre vent’anni: esiste un caso a Ceglie.             Il modello sostanzialmente liberista ingessa l’Italia e occorre liberarsene in collaborazione con l’Europa. Ogni proposta occupazionale keynesiana trova in esso un ostacolo. Se ne rende conto Luciano Gallino su Repubblica mentre propone l’assunzione di 1 milione di disoccupati (sui sette disoccupati e male occupati esistenti) da destinare a lavori di pubblica utilità per un costo di 25 miliardi di €/anno. Ne è consapevole Paul Krugman che contesta il concetto liberista dell’assenza di soluzioni rapide alla disoccupazione, risolvibile soltanto nel lungo periodo, e afferma che essa, e non il debito pubblico,  rappresenta il problema principale per i giovani.  Insomma il modello liberista impedisce la ripresa.

In Europa ci sono le condizioni per una svolta, in Italia meno e a Ceglie …?

Le elezioni tedesche di ieri, come le precedenti,  confermano il no dei popoli alle politiche economiche del pareggio di bilancio senza crescita. Francesi e tedeschi si sono espressi. I greci vogliono le stesse cose, ma votano in maniera tale da renderle inattuabili. Gli italiani ragionano come tifosi e al massimo si astengono invece di votare per una svolta (Grillo non lo è) e i partiti, che questa svolta dovrebbero determinare, lo sanno e non ne preparano le condizioni: è un circolo vizioso. Mi riferisco in particolare al Pd: il risultato elettorale lo dà per scontato in anticipo e traguarda, invoca forse respinto, l’alleanza con il centro invece di offrire la propria alternativa; un centro desiderato da  ex dirigenti, ma politicamente non necessario e forse non voluto dagli elettori. L’offerta politica deve invece essere semplice: centrodestra o centrosinistra, destra o sinistra. A Ceglie le cose stanno peggio: il Pd, per citare il partito di riferimento per un’alternativa, non è visibile come dovrebbe essere.

Nuovi modelli di sviluppo, meglio un sistema politico-economico diverso – Sicurezza a Ceglie

Sia il sistema capitalista che il suo antagonista, quello comunista, hanno dimostrato i loro punti deboli. Nel secolo scorso era stato trovato un compromesso che sembrava aver eliminato gli aspetti negativi di entrambi, la socialdemocrazia. Essa però fu messa in crisi dalla globalizzazione. Oggi bisognerebbe pensare a nuovi modelli di sviluppo. L’invito lo rivolge il blog Cegliesi nel Mondo (clicca). Io penso che non basti un nuovo modello di sviluppo. Occorrerebbe immaginare un nuovo sistema politico ed economico. Chi ha delle idee le manifesti, ma questo dovrebbe essere il compito della sinistra in Italia e nel mondo.                                                                                       Intanto per ritornare ai problemi quotidiani, ieri al Consiglio Comunale di Ceglie sono stati presentati tre ordini del giorno sulla sicurezza (vai a leggerli)

Maggioritario a doppio turno, tasse più alte per il 10% delle famiglie più ricche, investimenti pubblici

In Francia e Gran Bretagna un partito vince le elezioni al 2° turno pur avendo ottenuto al 1° una forza del 28-33%. La democrazia è salva, in quanto i cittadini al ballottaggio  scelgono il vincitore conferendogli la maggioranza assoluta, e la governabilità è garantita. In Italia, con i grillini scesi in campo, non possiamo aggiungere alla crisi economica l’instabilità politica. Bisogna puntare su di un sistema elettorale maggioritario a doppio turno.                                                                                                               Per quanto riguarda le tasse, non capisco perché la tassazione dei grandi patrimoni non garantisca il gettito necessario. Questo sarebbe vero se si annullassero completamente le imposte al 90% della popolazione. La proposta è invece quella della tassazione progressiva. Deve pagare di più il 10% delle famiglie che detengono il 46% degli immobili.                                                                                                                         Per quel che concerne gli investimenti, non attendiamo che i privati ne siano capaci o li trovino convenienti. Si vari un piano di investimenti pubblici da tenere fuori dal patto di stabilità.

Il messaggio delle elezioni europee: risanare i bilanci con equità e crescita – Conferma dalle elezioni italiane (1° commento)

In Francia, in Grecia e anche in Germania chi governava ha perso le elezioni. Gli elettori non hanno punito coloro che hanno causato la crisi, ma quelli che ne hanno gestito i rimedi rimanendo con il cerino acceso in mano. Il Pd stia attento!  I rimedi d’altra parte non sono stati equi. In Italia, in particolare, i tagli e le tasse sono stati caricati sui piccoli e su chi le tasse le paga perché, a dirla con Monti,  “i grandi non si sa come colpirli”. Bisogna cambiare la linea economica: rendere più graduale il necessario risanamento per consentire il rilancio dell’economia, regolamentare i mercati finanziari (oggi la borsa probabilmente calerà), tassare in maniera progressiva e scovare gli evasori. In Grecia il sorpasso della sinistra radicale sul Pasok e il contemporaneo successo neonazista (come in Germania dopo la crisi del ’29), in Francia la vittoria di Hollande, in Italia il calo dei consensi verso Monti e le continue sconfitte della Merkel parlano chiaramente.

Segnaliamo e proponiamo al Presidente del Consiglio! – Accorpamento uffici comunali

La possibilità di inviare delle segnalazioni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri è un’opportunità da non perdere. Lo stanno già facendo in tanti. Io direi di ampliare il campo dalla segnalazione degli sprechi alle proposte per la riduzione della spesa pubblica. Il modulo si trova nella sezione contatti del sito omonimo e può essere aperto con il link che segue:  modulo segnalazioni.                                                                   Da parte mia ho proposto l’accorpamento degli uffici dei comuni vicini, lasciando in ogni paese il consiglio comunale e, per il momento, gli sportelli per il pubblico  (eventualmente aperti a giorni alterni, in attesa della diffusione di internet tra la popolazione). Immaginate, su tre comuni accorpati avremmo sicuramente una riduzione del personale di circa il 50% da riutilizzare o eliminare con il blocco del turnover.

Investimenti produttivi fuori dal patto di stabilità europeo! – A rischio un investimento per Ceglie?

Per risollevare l’economia, soprattutto in Italia, servono investimenti pubblici. Non si può vivere nella speranza che i privati trovino la convenienza a investire. Bisogna uscire dalla logica che impedisce l’intervento dello Stato nell’economia. Al momento si tengano fuori dal patto di stabilità europeo gli investimenti produttivi. Se la Germania non è disposta a farlo, l’importante è che siano d’accordo gli altri stati. Quando i tedeschi rimarranno isolati, dovranno decidere se per loro è più conveniente rimanere o uscire dall’euro. In vista di questi sviluppi, per l’Italia è importante un piano di rientro dal debito. L’operazione dovrà essere più o meno veloce in funzione della capacità di spostare il finanziamento del debito stesso dagli investitori esteri a quelli italiani. L’eventuale vittoria di Hollande tra 15 giorni – che è tutta da conquistare – potrà favorire questa svolta.

Intanto a Ceglie i consiglieri dell’opposizione di centrosinistra ritengono a rischio l’investimento “Casa Mea”, sia pure per altri motivi