Comando Stazione Corpo Forestale a Ceglie, un’illusione

Il consigliere Tommaso Argentiero sollecita la convocazione di un Consiglio Comunale per l’approvazione dell’unanime proposta di istituire a Ceglie un Comando del Corpo Forestale dello Stato, ultima delle articolazioni della struttura del Corpo stesso.            La motivazione è il contrasto delle azioni criminali sul territorio, ma è un’illusione immaginare l’accoglimento della proposta in tempi di spending review.                             Indubbiamente il Corpo Forestale può essere utilizzato, in conformità della legge 36/2004, per compiti di pubblica sicurezza oltre che per la protezione civile, il pubblico soccorso,  l’ambiente, i boschi, la caccia e le sofisticazioni agroalimentari.                     In tempi di loghi, riporto quello del Corpo Forestale.

 

Pochi mezzi in dotazione ai Vigili del Fuoco e alla Polizia locale

“Di chi è quella campagna?”. “Non possiamo venire in quanto impegnati su altri incendi”. Queste sono state la domanda e la risposta rispettivamente da parte della Polizia Locale e dei Vigili del Fuoco, chiamati per un intervento. L’incendio si è sviluppato nella tarda mattinata di ieri sulla Galante-Menzella, in contrada Palazzo a circa 3 km dal Campo Sportivo. La polizia locale, allertata da un cittadino, è intervenuta e ha chiamato invano i Vigili del Fuoco, ma senza riuscire a individuare il proprietario del terreno. L’episodio rivela due grandi lacune: la scarsità di mezzi in dotazione a un organo di sicurezza, quali i VV.F.,  e l’impossibilità da parte della Polizia Locale di accedere al Catasto. Entrambe le carenze, ma soprattutto la prima, sono alla base di un successivo fatto gravissimo: la caduta sulla strada di un albero coinvolto nell’incendio, fortunatamente senza conseguenze e poi rimosso a spese del Comune.

Prevenire invece di criticare

La provincia di Brindisi ha un piano per fronteggiare le nevicate eccezionali? Penso di no. Se a Ceglie e a Cisternino si verificassero gli stessi fenomeni atmosferici che si sono avuti a Roma, probabilmente non saremmo  in grado di fronteggiarne le conseguenze. A episodio avvenuto, ci sarebbe lo stesso scambio di responsabilità, cui assistiamo per la capitale, ma preventivamente nessuno se ne occupa. Prefettura, Protezione civile, Presidente della Provincia e, perché no, sindaci di Ceglie e Cisternino provvedano!

La causa prima degli incidenti è l’assuefazione al pericolo

Quante volte quella nave, naufragata presso l’Isola del Giglio, si era avvicinata alla costa senza che succedesse niente, scansando per un pelo quello scoglio. Quante volte un muratore cammina in equlibrio su di un parapetto.  Quante volte una persona si affaccia da uno stesso parapetto molto basso. Quante volte si sale su di una scala presso un balcone. E su questa via si potrebbe continuare. Così uno si abitua al pericolo, lo sottovaluta e alla fine l’incidente arriva. Il rischio rappresenta la probabilità di un incidente e deve essere tenuto sempre in considerazione.

Dove e come estrarre il petrolio?

Smemorato ci avverte della manifestazione del 21 prossimo a Monopoli contro le trivellazioni in Adriatico.  Capisco lo spirito che motiva l’evento, ma pongo due problemi.  E’ giusto  aumentare le produzioni alternative da fonti rinnovabili, ma del petrolio non possiamo fare  a meno. Dove dovremmo estrarlo, nei paesi arabi, in Africa? Non ci sarebbe una punta di razzismo soltanto a pensarlo? E poi, non dovremmo essere contenti di trovare quella fonte di energia nelle acque regionali?  La manifestazione di Monopoli andrebbe invece organizzata a favore di un’estrazione sicura e non inquinante, indubbiamente con maggiori costi d’impianto. Gli incidenti avvenuti nel passato furono causati da colpevoli carenze nelle installazioni. Il petrolio si può gestire in sicurezza, non è come il nucleare, intrinsecamente insicuro.